Mi è capitato tante volte di fare sogni premonitori. Erano perlopiù legati a fatti della mia vita quotidiana e mi colpivano nella misura in cui si verificavano proprio quelle situazioni che avevo sognato. 

Quello di ieri notte mi ha letteralmente scioccata.

Era sera e le luci ravvivavano una grande nave da crociera. Ero lì ad osservare, mentre il vento freddo mi faceva rabbrividire la schiena. Si vedevano gli oblò illuminati che formavano una serie di cerchi luminosi. Sentivo urla, voci, grida e non capivo cosa stesse succedendo. Notai che l’immagine cambiò all’improvviso. Non si vedeva più la prua. Era nell’acqua. Mi accorsi che le persone si gettavano disordinatamente in acqua dalla fiancata della nave.  Ecco cosa stava succedendo: la nave stava affondando. Avvertii un forte dolore al petto e un senso di angoscia generalizzato. Realizzai immediatamente che sembrava la scena del Titanic e che non riuscivo a fare nulla. Ero impotente. Sentivo un morso alla gola. Il panico aumentava. Mi sveglio.

Ieri mattina, dopo questo sogno, mi sono svegliata angosciata e senza parole. Chi non lo sarebbe dopo un sogno del genere? Ho fatto le mie analisi ed interpretazioni dei sogni, come faccio ogni mattina, ormai da anni. Ho cercato di riprendermi e mi sono messa a lavorare. Quell’immagine vivida e nitida non mi ha lasciato per tutta la giornata. Ieri sera ho sentito ancora quella sensazione di angoscia e di paura, senza capire il perchè.

Stamattina, mentre faccio colazione, accendo la tv e guardo il telegiornale. E’ una cosa inusuale per me, perchè quando faccio colazione, appena sveglia, mi piace il silenzio e il ricordo del tepore notturno. Rimango pietrificata dalla prima notizia:

Tragedia in crociera al largo dell’Isola del Giglio. Ieri sera, mentre a bordo veniva servita la cena, la nave Costa Concordia con 4229 persone a bordo si è incagliata in una secca, a meno di un miglio dalla costa, imbarcando acqua e incrinandosi su un lato. Alcuni passeggeri presi dal panico si sono gettati in mare.

Sono rimasta col cucchiaio in mano per tutto il servizio. Ho risentito dentro di me lo stesso senso di angoscia che ho avvertito ieri mattina, dopo il sogno. E la cosa più devastante è la sensazione di impotenza. Se solo avessi immaginato, avrei potuto avvertire. Forse qualcuno si sarebbe salvato. Si, ma chi avrei avvertito?  Le capitanerie di porto? Tutte le navi del mondo? Si sarebbero fatti delle gran risate. Invece, purtroppo era vero.

Era un sogno premonitore. Un tragico sogno premonitore. Così, non mi era mai successo. Mi è rimasta dentro, ancora, quella sensazione di impotenza. E avevo l’urgente esigenza di condividere il sogno con più persone possibili. Almeno, forse, quella sensazione diminuirà.

Forse.

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